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Il sogno della macchina da cucire - recensione

Buongiorno lettori♡
Iniziamo la settimana in compagnia di un'autrice che crea storie uniche e ricche di emozioni.
A distanza di dieci anni circa ho ritrovato la scrittura, le atmosfere e le storie di Bianca Pitzorno; infatti grazie alla casa editrice Bompiani, ho avuto il piacere di leggere "Il sogno della macchina da cucire", il suo ultimo romanzo.
Vediamo allora insieme cosa ne penso e fatemi sapere se conoscete questa fantastica donna e cosa avete letto di suo.
Buone letture♡


TITOLO: IL SOGNO DELLA MACCHINA DA CUCIRE
AUTORE: BIANCA PITZORNO
DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 SETTEMBRE 2018
CASA EDITRICE: BOMPIANI
GENERE: ROMANZO
PAGINE: 240
PREZZO: 13,60/EBOOK 8,99


TRAMA

C'è stato un tempo in cui non esistevano le boutique di prêt-à-porter e tantomeno le grandi catene di moda a basso prezzo, e ogni famiglia che ne avesse la possibilità faceva cucire abiti e biancheria da una sarta: a lei era spesso dedicata una stanza della casa, nella quale si prendevano misure, si imbastivano orli, si disegnavano modelli ma soprattutto - nel silenzio del cucito - si sussurravano segreti e speranze. A narrarci la storia di questo romanzo è proprio una sartina a giornata nata a fine Ottocento, una ragazza di umilissime origini che apprende da sola a leggere e ama le opere di Puccini, ma più di tutto sogna di avere una macchina da cucire: prodigiosa invenzione capace di garantire l'autonomia economica a chi la possiede, lucente simbolo di progresso e libertà. Cucendo, la sartina ascolta le storie di chi la circonda e impara a conoscere donne molto diverse: la marchesina Ester, che va a cavallo e studia la meccanica e il greco antico; miss Lily Rose, giornalista americana che nel corsetto nasconde segreti; le sorelle Provera con i loro scandalosi tessuti parigini; donna Licinia Delsorbo, centenaria decisa a tutto per difendere la purezza del suo sangue; Assuntina, la bimba selvatica...Pur in questa società rigidamente divisa per classe e censo, anche per la sartina giungerà il momento di uscire dall'ombra e farsi strada nel mondo, con la sola forza dell'intelligenza e delle sue sapienti mani.
Bianca Pitzorno, creatrice di personaggi indimenticabili ed esperta cucitrice in prima persona, dà vita in queste pagine a una storia che ha il sapore dei feuilleton amati dalla sua protagonista, ma al tempo stesso è percorsa da uno sguardo modernissimo. Narrare della sartina di allora significa parlare delle donne di oggi e dei grandi sogni che per tutte dovrebbero diventare invece diritti: alla libertà, al lavoro, alla felicità. 

RECENSIONE - COMMENTO

Bianca è una delle poche autrici che riesce a coinvolgermi dalla prima all'ultima pagina; per tutto il romanzo mi è sembrato di vivere la narrazione in prima persona.
Mi spiego meglio: il suo stile di scrittura, i flashback, i racconti di questa sartina mi hanno fatto diventare spettatrice.
Ho creduto, infatti, fino all'ultima parola di essere comodamente seduta in uno di quei caffè nei vicoli della città e assaporare tutto quello che i miei occhi recepivano dalle sue parole.
Credetemi che questa non è una cosa da poco nella lettura di un romanzo, al contrario è un elemento molto importante per gustarselo al meglio e assaporarlo nei giusti tempi.
Abbandonate le atmosfere festose dei giorni moderni, ho deciso di immergermi nella storia dell'autrice che mi ha fatto avvicinare alla lettura dei "grandi" con "La bambinaia francese", un libro che porterò sempre nel cuore, che consiglio tutt'oggi e che ho già riletto almeno tre volte, ma che conto di arricchirle.
Proprie le atmosfere di quel romanzo sono quelle che, a distanza di dieci anni, ho ritrovato nelle duecento pagine di questo libro; sono sì luoghi ed epoche differenti, ma la magia che si crea è la medesima.
Non voglio raccontarvi troppo sulla trama, perché i romanzi di Bianca Pitzorno meritano di essere letti e gustati in maniera soggettiva da ognuno di voi, ma voglio parlarvi di ciò che mi ha lasciato.
La narrazione, come vi accennavo sopra, avviene in una sorta di lungo flashback della protagonista, una sartina nata a fine Ottocento, cresciuta con la nonna, poiché orfana di genitori, e grazie alla quale impara il mestiere di sarta.
Le sartine a giorno lavoravano nelle case dei signori borghesi e aristocratici per confezionare abiti su misura o corredi, vivendo, anzi sopravvivendo, con la loro passione e dedizione.
Non è una vita facile quella che si troverà davanti la nostra protagonista, ma vivrà esperienze che le permetteranno di crescere come donna, come lavoratrice e come sognatrice.
Con il suo lavoro e la sua dolcezza conoscerà persone e segreti che porterà per sempre nel cuore; scoprirà il tanto temuto amore e soffrirà anche per questo, ma alla fine potrà raccontare la sua storia a noi, donne del nuovo secolo, nate nell'agio totale che, a volte, non sappiamo apprezzare le piccole cose che ci circondano.
Considero questo libro una sorta di romanzo di formazione, una storia commovente e ricca di significati, di sogni che ancora oggi popolano i nostri cuori e ai quali aspiriamo giornalmente.
Consiglio a tutti i lettori i libri di Bianca e questo ultimo in particolare, poiché sono sicura proverete emozioni forti e uniche, molto simili alle mie.

VALUTAZIONE: ★★★★★


Commenti

  1. Ciao! Mi ispira davvero tanto questo titolo, anche se io non ho mai letto nulla della Pitzorno. Magari inizierò con questo!

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