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Almarina - recensione

Buongiorno lettori❤
Iniziamo il weekend parlandovi della lettura di Settembre nel gdl #ioleggoeinaudi, ovvero "Almarina" di Valeria Parrella edito Einaudi. Finalista al Premio Strega 2020, si tratta di un romanzo breve, che riesce a toccare molti argomenti delicati. Nell'articolo di seguito, al consueto, tutte le mie impressioni al suo termine.
Buone letture❤


TITOLO: ALMARINA
AUTORE: VALERIA PARRELLA
DATA DI PUBBLICAZIONE: 02 APRILE 2019
CASA EDITRICE: EINAUDI
GENERE: ROMANZO
PAGINE: 123
PREZZO: 16.15/EBOOK 9.99


TRAMA

Esiste un'isola nel Mediterraneo dove i ragazzi non scendono mai a mare. Ormeggiata come un vascello, Nisida è un carcere sull'acqua, ed è lì che Elisabetta Maiorano insegna matematica a un gruppo di giovani detenuti. Ha cinquant'anni, vive sola, e ogni giorno una guardia le apre il cancello chiudendo Napoli alle spalle: in quella piccola aula senza sbarre lei prova a imbastire il futuro. Ma in classe un giorno arriva Almarina, allora la luce cambia e illumina un nuovo orizzonte. Il labirinto inestricabile della burocrazia, i lutti inaspettati, le notti insonni, rivelano l'altra loro possibilità: essere un punto di partenza. Nella speranza che un giorno, quando questi ragazzi avranno scontato la loro pena, ci siano nuove pagine da riempire, bianche "come il bucato steso alle terrazze".

RECENSIONE - COMMENTO

"Vederli andare via è la cosa più difficile, perché: dove andranno. Sono ancora così piccoli, e torneranno da dove sono venuti, e dove sono venuti è il motivo per cui stanno qui".
Durante la lettura del romanzo, questa è stata una delle frasi che mi è rimasta maggiormente impressa, perché rappresenta una società, o meglio una generazione, con le sue "falle", quei modi semplici per vivere, se non sopravvivere, che porta a pagare grandi conseguenze, spesso da parte di ragazzi che sono poco più che bambini.
Nisida è un'isola delle Flegree appartenente al comune di Napoli, inaccessibile in quanto ospita il carcere minorile, luogo in cui è ambientato il romanzo.
Valeria Parrella ci racconta la storia di Elisabetta Maiorano, cinquantenne, insegnante nello stesso carcere minorile di Nisida. Elisabetta parla di se al lettore con tanti ricordi legati al marito, al loro matrimonio, al sogno di costruire una famiglia, dal difficile iter dell'affido al trovarsi di punto in bianco senza più alcun punto di riferimento.
Vi chiederete chi sia allora Almarina, e ve lo chiederete anche durante la lettura, poiché a discapito del titolo, che favorisce l'idea che sia lei la protagonista principale, in realtà Almarina è un'"aggiunta" alla vita di Elisabetta, colei che la porterà ad avere nuove priorità. Almarina arriva nel carcere di Nisida, così come il primo raggio di sole della primavera scioglie gli ultimi cumuli di neve; Almarina entra nel cuore di Elisabetta con i suoi silenzi, il suo passato nascosto dalle cicatrici e quello sguardo che vorrebbe raccontare, ma tace.
Tace per paura del pregiudizio, del sentirsi esclusa, trovarsi lontana dalla famiglia e dal calore di casa per aver commesso uno sbaglio, per essere adolescenti senza esempi, senza adulti pronti a raccontarti come funziona la vita e a indirizzarti sulla giusta strada.
"Almarina" è un romanzo breve, che si legge tranquillamente in un pomeriggio, ma nello stesso tempo è un condensato di temi attuali e importanti: dall'affido di un minore, alla famiglia, la morte e le sue conseguenze, passando per l'amore per il proprio lavoro e il desiderio di donare stabilità e affetto a chi non lo ha mai avuto.
Il tema portante, però, è quello del carcere, di questi ragazzi e ragazze di quartiere che crescono allo sbaraglio, chi per necessità e chi per farsi vedere "grande", chi spera in un futuro e chi racchiude le proprie preghiere in quattro righe scritte con estrema difficoltà.
Nisida è una sorta di "tappa obbligata" per chi non trova una valida valvola di sfogo alla vita, per chi preferisce le soluzioni veloci alla fatica, per chi non sa scegliere la giusta compagnia di amici, o è troppo debole per far valere la propria voce.
Tutto questo Valeria Parrella lo racconta senza voler essere giudice, senza porre l'accento sui motivi che hanno condotto lì i ragazzi, quanto piuttosto donando ai suoi lettori una storia di seconde occasioni, di quell'amore materno che non ha età per essere espresso o vissuto. Quella mano tesa che riporta alla luce chi ha toccato il fondo del tunnel, permettendogli un'istruzione adeguata, solide mura confortevoli, un sorriso a inizio giornata e un abbraccio prima di coricarsi.
Con uno stile narrativo molto particolare, ricco di flashback, di ricordi elencati che sorgono nella memoria di Elisabetta di punto in bianco, ma che sono essenziali alla sua conoscenza, la Parrella ha costruito un delicato tessuto emotivo, sia intorno al suo stesso personaggio, sia aggrovigliando il lettore, portandolo mano nella mano nel viaggio che è la rinascita di due donne, di due amiche, di due popoli e due culture.
Un romanzo consigliato a un pubblico molto vasto, a chi è pronto a iniziare questa avventura chiudendo fuori dai cassetti della mente i pregiudizi e le conclusioni affrettate; a chi ha voglia di lasciarsi trasportare da una scrittura fine ed elegante, senza pedanterie.

VALUTAZIONE: ★★★★

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