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Volevo essere una gatta morta - recensione

Buongiorno lettoriūüéĒ
La settimana inizia con una nuova recensione portandovi un libro che ho avuto il piacere di leggere nelle scorse settimane. Il titolo in questione è "Volevo essere una gatta morta" di Chiara Moscardelli, edito nella prima edizione da Einaudi nel 2011 e nella seconda edizione da Giunti nel 2016.
Si tratta di una sorta di autobiografia ironica e riflessiva, ma scopriamolo insieme nell'articolo che segue.
Buone lettureūüéĒ


TITOLO: VOLEVO ESSERE UNA GATTA MORTA
AUTORE: CHIARA MOSCARDELLI
DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 GIUGNO 2016
CASA EDITRICE: GIUNTI
GENERE: ROMANZO
PAGINE: 224
PREZZO: 5,86/EBOOK 4,99


TRAMA

C'è chi nasce podalica e chi nasce gatta morta. Chiara è nata podalica. Forse non aveva fretta di venire al mondo perché aveva già intuito che la sua vita non sarebbe stata una passeggiata. Che sarebbe rimasta sempre in piedi al gioco della sedia, o con la scopa in mano al gioco della scopa. E se la sarebbe dovuta vedere con chi invece è nata gatta morta. La gatta morta è una micidiale categoria femminile. Non è divertente, è seducente. Non esprime opinioni, ha paura dei thriller, le pesa la borsa, soffre di mestruazioni dolorose, non fa uscire il ragazzo con gli amici, non si concede al primo appuntamento e fin da piccola ha un solo scopo: il matrimonio. Chiara l'ha studiata per una vita. E ha capito che contro di lei non ci sono armi.

RECENSIONE - COMMENTO



Una gatta morta non ti lascia scampo, vince lei, sempre.
Se tu non sei nel loro giro hai ben poche speranze di gloria: sarai sempre quella che resta in piedi al gioco della sedia; colei che si dichiara al ragazzo che ama, ma lui nel contempo starà con te, con la tua amica e con altre tre ragazze. Resterai con la scopa in mano al gioco della scopa e dovrai fare chilometri a piedi lungo la ferrovia, perché il treno, sul quale per sbaglio sei salita, è partito.
Chiara ne è consapevole: lei è nata podalica e la sua vita non sarà mai rose e fiori, privilegio riservato alle sua peggiori nemiche.
Lei le ha studiate, il loro modo di essere e di fare, i loro atteggiamenti e il loro unico scopo, il matrimonio. Un bel anello al dito e tutti i problemi spariscono.
Questo romanzo è scritto come una sorta di autobiografia ironica e riflessiva. Capitolo dopo capitolo conosciamo le disavventure di Chiara, gli amori sbagliati e le amicizie vere. Una scrittura molto fluida che non annoia e garantisce, al contrario, un sacco di risate. In questo libro troviamo e conosciamo una Kinsella all'italiana, con un'ironia sì diversa, ma in grado di tenerci compagnia in queste giornate ancora dal sapore estivo.
Navigando nel mondo di internet ho scoperto che a questo libro c'è un seguito, il cui titolo è "La vita non è un film (ma a volte ci somiglia)" e presto ve ne parlerò sempre qui.
Vi dicevo che si tratta anche di una storia riflessiva, poiché secondo me propone, tra una risata e l'altra, spunti per evitare di ricommettere errori, per fare pace con noi stesse e affrontare la vita a testa alta.
Quindi, se siete alla ricerca di un romanzo da compagnia segnatevi il nome di Chiara, che vi ricordo essere da poco tornata in libreria con una novità, "Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli" sempre edito per Giunti.

VALUTAZIONE: ★★★☆ 


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