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Il treno dei bambini - recensione

Buongiorno lettori❤
Per iniziare questo weekend vi parlo della lettura di Agosto nel gruppo di lettura #ioleggoeinaudi, dove abbiamo affrontato una storia, tratta da fatti realmente accaduti, che per me è più che promossa.
"Il treno dei bambini" di Viola Ardone, edito Einaudi, è un romanzo famigliare, sul riscatto personale e la voglia di non farsi vincere dagli eventi. Nell'articolo che segue, al consueto, tutte le mie impressioni.
Buone letture❤


TITOLO: IL TRENO DEI BAMBINI
AUTORE: VIOLA ARDONE
DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 SETTEMBRE 2019
CASA EDITRICE: EINAUDI EDITORE
COLLANA: STILE LIBERO BIG
GENERE: ROMANZO
PAGINE: 200
PREZZO: 16.62/EBOOK 8.99


TRAMA

È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l'intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un'iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l'ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un'Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c'è altro modo per crescere.

RECENSIONE - COMMENTO

Venivano chiamati "Treni della felicità", un'iniziativa proposta dal Partito Comunista Italiano, nel biennio 1945-1947 che ha visto più di settantamila bambini del Centro e Sud Italia ospitati da famiglie del Nord, per permettere loro cibo, vestiti caldi e istruzione.
Settantamila vite che, in pochi mesi, sono cambiate radicalmente, permettendo poi a ognuno di loro di compiere una personale scelta, che avrebbe modificato per sempre il loro corso.
Amerigo, sette anni, lo sguardo furbo e deciso di bambino di un rione di Napoli, è uno di quei settantamila che, insieme ad amici e sconosciuti, sale su un treno alla volta dell'Emilia Romagna, dove centinaia di famiglie sono pronte ad accogliere anche loro, perché dove si mangia in tre c'è sempre posto per un piatto in più.
Amerigo vive con la madre, trascorre le sue giornate tra le strade della città, a raccogliere pezze da rivendere al mercato, ricavando qualche lira per poter avere una vita dignitosa. Amerigo è uno, ma in realtà rappresenta una generazione intera, non di bambini strappati alle famiglie, come potrebbe apparire a una prima occhiata, ma di bambini affidati a seconde famiglie per permettere loro un po' di dignità, quella solidarietà che, ammetto, non credevo fosse esistita in quel particolare periodo storico.
Il nostro paese usciva da un evento sanguinoso e tragico che aveva messo ulteriormente in ginocchio un'economia e un sistema già abbastanza precario di per sé. Eppure tanti uomini e donne non hanno avuto paura ad accogliere bambini e bambine tra le loro mura e le loro braccia, cullandoli e crescendoli come propri.
La scrittura di Viola Ardone rende la storia magnetica, è molto difficile staccarsi da queste pagine, poiché ciò che prevale nelle sue parole, è l'emozione che vive il lettore. Spesso Amerigo in quanto personaggio è passato in secondo piano rispetto al contesto sociale che fa da cornice alla storia, che più volte mi ha incantato per tutto ciò che trasmette. L'ambiente ha giocato un ruolo rilevante, da Napoli alla Romagna, dalla precarietà a una certa forma di stabilità, dal senso di essere soli, al conoscere l'affetto vero, nonostante la madre di Amerigo, Antonietta, con la sua scontrosità e i pochi sorrisi ha mostrato tutto il suo amore nel mettere l'unico figlio rimasto su quel treno, allontanandolo da se.
Quello che non poteva aspettarsi era la trasformazione del bambino; in quei mesi Amerigo comprende chi vuole diventare e da chi rifuggire, comprende come non voglia lasciarsi sopraffare dal corso degli eventi, quanto piuttosto agire e iniziare a prendere decisioni importanti. E' vero che è solo un bambino di sette anni, ma un bambino alla sua età, cresciuto in un contesto socio-culturale-economico come quello raccontato, ha visto molto più di un suo coetaneo della generazione odierna.
Allora non ci sarà da stupirsi nella sua ferma decisione, spiazzante, ma che saprà farsi accettare, dal momento che Amerigo è così: piglio deciso, sguardo fiero e forza di volontà unica.
"Il treno dei bambini" è un romanzo che, una volta iniziato, stupisce e ammalia, rendendone la lettura continuamente necessaria, facendo provare forte empatia sia con Amerigo che con tutti i bambini che lo circondano, nonché con tutte le famiglie che hanno messo da parte l'orgoglio, rendendosi loro stessi protagonisti di un periodo storico ricco e delicato, dimostrando quanto l'amore sia la base di ogni crescita.
Unica difficoltà che ho riscontrato nella lettura è stata nella parte iniziale del libro, quando i termini dialettali in napoletano erano molto presenti, alcuni riuscivano ad essere di facile comprensione all'interno del contesto, per altri ho fatto più fatica. Non vuole questa essere una critica, visto che la scelta fatta dall'autrice mi ha fatto sentire la storia ancora più intima, vera e personale.

VALUTAZIONE: ★★★★

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