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Il grido della rosa - recensione

Buongiorno lettori❤
Oggi vi parlo del nuovo romanzo di Alice Basso, secondo dei cinque volumi delle avventure della dattilografa Anita Bo. "Il grido della rosa" edito Garzanti, che ringrazio per la cordialità nell'invio della copia del libro. Nell'articolo che segue, al consueto, le mie impressioni al suo termine.
Buone letture❤


TITOLO: IL GRIDO DELLA ROSA
AUTORE: ALICE BASSO
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 MAGGIO 2021
CASA EDITRICE: GARZANTI
GENERE: ROMANZO
PAGINE: 304
PREZZO: 16.05/EBOOK 9.99


TRAMA

Torino, 1935. Mancano poche settimane all'uscita del nuovo numero della rivista di gialli «Saturnalia». Anita è intenta a dattilografare con grande attenzione: ormai ama il suo lavoro, e non solo perché Sebastiano Satta Ascona, che le detta la traduzione di racconti americani pieni di sparatorie e frasi a effetto, è vicino a lei. Molto vicino a lei. Alla sua scrivania Anita è ancora più concentrata del solito, ancora più immersa in quelle storie, perché questa volta le protagoniste sono donne: donne detective, belle e affascinanti, certo, ma soprattutto brave quanto i colleghi maschi. Ad Anita sembra un sogno. A lei, che mal sopporta le restrizioni del regime fascista. A lei, che ha rimandato il matrimonio per lavorare. A lei, che legge libri proibiti che parlano di indipendenza, libertà e uguaglianza. A lei, che sa che quello che accade tra le pagine non può accadere nella realtà. Nella realtà, ben poche sono le donne libere e che non hanno niente da temere: il regime si fregia di onorarle, di proteggere persino ragazze madri e prostitute, ma basta poco per accorgersi che a contare veramente sono sempre e solo i maschi, siano uomini adulti o bambini, futuri soldati dell'Impero. E così, quando Gioia, una ragazza madre, viene trovata morta presso la villa dei genitori affidatari di suo figlio, per tutti si tratta solo di un incidente: se l'è andata a cercare, stava di sicuro tentando di entrare di nascosto. Anita non conosce Gioia, ma non importa: come per le sue investigatrici, basta un indizio ad accendere la sua intuizione. Deve capire cosa è successo veramente a Gioia, anche a costo di ficcare il naso in ambienti nei quali una brava ragazza e futura sposa non metterebbe mai piede. Perché la giustizia può nascondersi nei luoghi più impensabili: persino fra le pagine di un libro.

RECENSIONE - COMMENTO

Dopo aver letto il secondo volume della nuova serie di Alice Basso, mi sembra quasi di aver trovato un'amica nel personaggio di Anita. Ho centellinato questa lettura perché, lo ammetto, non volevo terminarla in fretta, quanto gustarmela e divertirmi nelle sue avventure. Provo una dolce simpatia per questa ragazza torinese, spigliata e genuina.
Anita si ama in fretta, sia per la sua bellezza che non la fa passare inosservata, sia per l'acume che mostra possedere, nonostante la facciata di apparenza.
Da sempre l'opposto della migliore amica, Clara, in questo nuovo romanzo, Anita dimostra di tenere quanto mai sia al suo lavoro, ancora quattro mesi e poi si sposerà, sia a far vincere la giustizia.
Siamo nell'estate del 1935 e siamo in un regime che proclama la protezione anche per le ragazze madri, così da far crescere in forze i loro figli; ma chi aiuta quelle donne una volta che i loro bambini vengono affidati a famiglie in grado di fornire loro un tetto, un'educazione e pasti caldi?
Il libro si apre con la morte della giovane Gioia, ragazza sordo muta che viveva in una casa rifugio per giovani madri.
Il coinvolgimento che sente Anita nei suoi confronti è ben evidente fin da subito, da quando ha imparato che le parole hanno una potenza e un prezioso dono, per lei cercare la verità e smascherare i colpevoli è ben oltre che un lavoro o un passatempo. Questa volta Clara e Candida sono due alleate importanti, non solo perché Candida conosceva bene Gioia, ma anche perché l'aiuteranno nelle sue ricerche e nelle sue richieste bizzarre. Anita è così, spontanea ed esuberante, anche quando sceglie di agire d'impulso per soddisfare una curiosità, difficile è fermarla.
"Il grido della rosa" è il grido di quelle giovani donne che lottavano per difendere la propria vita, per coloro che lavoravano con il loro corpo e dovevano essere in grado di trovarsi accoglienza e riparo nelle case di tolleranza torinesi.
Ci sono tanti accenni al periodo storico e tanto è stato raccontato dalla stessa Alice Basso nella presentazione tenutasi a Villa Giulia (Verbania) alla quale ho preso parte con vero piacere.
Si affrontano i temi della famiglia, quelli cari all'epoca e incarnati nella figura della madre di Anita, Mariele, un personaggio che, nel suo essere grottesco e catastrofico, apprezzo moltissimo, in quanto è la classica madre apprensiva, "esagerata" e colorata.
Sono questi personaggi semplici, di città e di strada, che mi stanno facendo amare questa serie, che attinge della realtà per costruire storie coinvolgenti, che si leggono con scorrevolezza, grazie alla fluidità della narrazione, all'insieme di elementi moderni e di richiami al passato, amalgamati nella struttura della trama da un'evidente e accurata ricerca.
Se le parole hanno la capacità di lasciare un segno, la certezza è quella che Anita Bo, intestardendosi nel voler lavorare, ha trovato occasione di dar voce ai meno fortunati, a coloro che vengono zittiti a causa dell'estrazione sociale e del regime che insabbiava per mostrare agli italiani solo la parte di splendore.
Forse la sua è stata l'ennesima decisione presa senza troppi ragionamenti, ma credo che i mesi passati negli uffici di Saturnalia, siano una vera e propria palestra di vita per la giovane ragazza. Emancipazione è una parola chiave in questi testi, quella che si ottiene trovando una certa indipendenza, ma anche quella di pensiero, di apertura verso contesti poco noti o del tutto sconosciuti. La voglia di vivere come una ragazza qualsiasi, nella Torino degli anni '30, prima di dedicarsi al ruolo di donna dedita alla casa e al marito.
Menzione al personaggio di Sebastiano, scopertosi, a sua insaputa, un femminista che cerca di coinvolgere sempre più Anita sul piano lavorativo, aprendo le traduzioni dei loro gialli ai personaggi femminili, tanto amati oltre oceano e poco considerati nei nostri confini, in quanto all'epoca le donne erano casalinghe, mogli e madri.
Attendendo di tornare tra queste pagine, per seguire la crescita di Anita e per scoprire cosa le riserverà il suo luminoso futuro, non posso che consigliarvi l'inizio di questa serie, molto adatta in questo periodo dell'anno, quando la ricerca di freschezza ed evasione sono i principali ingredienti ricercati in una nuova lettura.

VALUTAZIONE: ★★★★



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